Miramonti l’Altro – Concesio (BS)

Tornare a mangiare da Philippe Léveillé al Miramonti l’Altro è un dei piacere che mi riservo quasi ogni anno.
Dopo la ristrutturazione di un paio di anni fa, il locale, nonostante la presenza di molti elementi scuri (boiserie nera e pavimento scuro) riesce ad essere sempre bello luminoso, soprattutto nel bay window.

Autem – Langhirano (PR)

È oggettivamente difficile trovarlo: una volta entrati nella corte di un capannone industriale, si rimane un po’ basiti perché non si riesce a capire dove accidenti sia l’ingresso del ristorante; un po’ perplesso ho deciso, allora, di salire una scala antincendio e, come per magia mi sono trovato, sul tetto di uno stabilimento industriale (!) davanti a uno spettacolo!

Buone vacanze!

Non l’avrei mai detto che sarei riuscito ad essere così costante: a parte due piccolissimi stop, dei quali uno dovuto a cure dentistiche, sono riuscito ad essere costante e preciso nella pubblicazione. Sono sincero, è anche merito del fatto che vedo che quello che scrivo (che è esattamente quello che penso) pare essere ritenuto interessante.
Con agosto, però, ho deciso di prendermi una piccola pausa dalla pubblicazione nella quale non starò in panciolle, ma andrò comunque in giro: ad oggi ho già due prenotazioni in due stellati, uno dei quali è un piacevole, quanto (per me) insolito, ritorno.

Degusto – San Bonifacio (VR)

Il fatto che nei ristoranti gourmet la cucina sia a vista non costituisce più una grande novità; è invece una cosa abbastanza inusuale che la cucina sia a vista dalla strada.
In questo modo, non solo i clienti, ma anche i passanti hanno sempre la possibilità osservare lo Chef e la sua brigata all’opera.

La ristrutturazione che ha seguito il conseguimento della stella non ha stravolto né particolarmente modificato lo stile del locale, arredato con uno stile minimal-industriale che riesce, comunque, a trasmettere una sensazione di accoglienza complice, forse, anche l’illuminazione abbastanza intima.

Storie d’Amore – Borgoricco (PD)

Appena entrati nel ristorante, sarà forse perché era sera, si percepisce una certa sensazione di oscurità.
Le sale sono due, una più piccola e raccolta e un’altra più spaziosa: io ho cenato in quella più piccola, oggettivamente molto più elegante e raccolta, ma anch’essa permeata da una sensazione oscurità; lo stile è moderno in un giusto connubio da eleganza e informalità.
La mise en place è semplice, ma elegante anche se subito colpisce il piattino del pane di dimensioni un po’ troppo generose.

Leon d’Oro – Pralboino (BS)

A pochi passi dal Palazzo Gambara e dalla Chiesa di Sant’Andrea, attraverso un ingresso forse un po’ anonimo (riconoscibile quasi esclusivamente dalla targa della Michelin), si entra in una splendida dimora di campagna, oggi di proprietà della famiglia Martini: l’attenzione è subito rapita dal bellissimo soffitto a cassettoni e dal caldissimo pavimento in cotto.