St. Hubertus – San Cassiano in Badia (BZ)

Ambiente e prime impressioni

Il St. Hubertus è il ristorante principale dell’Hotel Rosa Alpina (5 stelle) tant’è che gli ospiti della struttura alberghiera hanno, di base, la preferenza nella prenotazione del tavolo per il ristorante.

Quando si entra nella struttura si respira immediatamente il tipico clima da locale di montagna con due bellissime stufe in maiolica (una all’ingresso e una nella sala principale) e le pareti rivestite di legno chiaro; l’ambiente emana subito una forte sensazione di calore.

Grazie al numero ridotto di tavoli (11), lo spazio a disposizione è amplissimo con una mise en place molto elegante (tovagliato stiratissimo e lunghissimo); sul tavolo campeggia il vostro ospite, ossia una piccola pagnotta di pane ancora in fase di lievitazione che, poco dopo l’inizio della cena, verrà prelevata e portata a cuocere per tornare calda e fragrante.

Cosa che non mi era mai capitata prima, il Restaurant Manager presenta il Cameriere che, principalmente, seguirà l’Ospite durante la cena: nel mio caso la giovane, ma bravissima sig.na Elisa.

Piatti sì

Tarte tatin
Che non sia un grandissimo amante dei dolci è fatto notorio, ma questo mi ha fatto letteralmente impazzire (ha fatto impazzire anche gli ispettori della Michelin che, infatti, lo annoverano tra i piatti da scegliere).
Perfetta, burrosa, mele spettacolari e golosa il giusto.
L’unica nota negativa è che nel caso della persona singola, viene servita come se fosse una mezza porzione: in realtà così non è… solo una questione di estetica (non al top).

Piatti no

Verdure dall’orto
Si presenta come uno scrigno di sale e segale all’interno del quale, vengono cotte alla brace, delle verdure rigorosamente scelte in base alla stagionalità.
Nel mio caso si è trattato di una patata che, in tutta franchezza, non mi ha trasmesso proprio nulla.

Risotto  alla zucca, midollo e olivello
L’olivello è un piccolo arbusto che produce dei piccoli frutti di colore arancione con uno spiccatissimo sapore agrumato.
Purtroppo proprio lo spiccatissimo sapore agrumato è risultato essere coprente rispetto ad ogni altro ingrediente nel piatto: quando con la forchetta si incontrava la bacca di olivello con le sue note acidule, era la fine.
A mio gusto non ho poi gradito la cottura del riso, ma è un’opinione.
Giusto per una nota di colore, stavo osservando che nel nuovo menù, rimasto pressoché invariato, questo è l’unico piatto che è stato sostituito…

***

Commentare un tre stelle è sempre difficilissimo, ma ci proverò.

La filosofia dello Chef è il rispetto del territorio e delle materie prime, riassunto nel concetto cook the mountain, che, nella pratica, si tramuta in materie prime pressoché a chilometro zero, al limite dalla vicina Austria, e con massimo sfruttamento degli ingredienti con il minimo scarto.

Cena di altissimo livello, ma mi aspettavo di più.
Mi aspettavo di salire sull’ottovolante delle emozioni, alla ricerca del picco sempre più alto, ma purtroppo così non è stato.
A parte due piatti, la cucina è stata sempre più che eccellente, come detto, con materie prime a chilometro quasi zero di altissimo livello, cotture perfette, sapori puliti… però non ci sono state sensazioni trascinanti che, a distanza di qualche tempo, ti tornino alla memoria.

A mio modesto avviso la parte dei secondi piatti aveva, comunque, una marcia in più rispetto al resto delle portate, soprattutto la cottura del germano.

Il servizio è stato pressoché perfetto anche se si notava una leggera differenza nella scioltezza dell’approccio da parte di alcuni membri del personale.
Per la prima volta è stato fatto il cambio di tovaglia al momento di passare alla parte dolce della cema: praticamente è stata messa una nuova coprimacchia sopra quella che aveva accompagnato tutta la cena. Idea a dir poco spettacolare.

La carta dei vini, ovviamente, sembra la Divina Commedia con una scelta particolarmente ampia e variegata a prezzi, per un tre stelle, tutto sommato più che ragionevoli. Poco fantasiosa, invece, la proposta al bicchiere per l’aperitivo.
Brutto a vedersi il porta carta che ricordava, in tutto e per tutto, lo sgabellino su cui vengono appoggiate le borse.

Cosa dicono le Guide

Guida Michelin 2020: tre stelle
Gambero Rosso Ristoranti d’Italia 2020: 3 forchette – 92
I Ristoranti e i Vini d’Italia 2020: 5 cappelli

(13.12.2019)

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