Ca’ Toresele – Verona

Ambiente e prime impressioni

Il ristorante (loro si definiscono un’osteria) ha aperto verso maggio, ma la mia prima visita è di fine agosto; considerate alcune perplessità ho deciso di tornare a qualche ulteriore mese di distanza.

La prima volta che si arriva, soprattutto durante il periodo estivo, si rimane letteralmente esterrefatti per lo stupendo panorama di cui si può godere che, col calare della notte, acquisisce un innegabile valore aggiunto: il silenzio e le luci di Verona viste in lontananza riuscirebbero a far sciogliere il cuore anche di una persona mediamente arida!
La sensazione di rapimento che si respira in estate, purtroppo, svanisce con l’incedere dell’anno e in autunno, quando si mangia all’interno, ci si trova in un ambiente, forse un po’ buio, che non trasmette alcuna particolare emozione.

Molto interessante anche se con alcune perplessità (come si vedrà) l’idea di declinare la cucina del territorio e dell’orto in stile giapponese; per quanto a mia conoscenza, attualmente dovrebbe essere l’unico ristorante del genere in zona.

 

Piatti sì

Ceviche di ostriche
Nel complesso un buon piatto anche se non da far girare la testa.
La marinatura, delicata ma presente, riusciva ad esaltare il sapore delle ostriche lasciando pressoché inalterata la loro carnosità.

Anguilla kabayaki
Più che un piatto sì, è un piatto nì.
La cottura dell’anguilla era veramente perfetta, con una bellissima carnosità.
Purtroppo, complice la laccatura alla soia le note salate erano veramente preponderanti e il limone salato aumentava molto la sapidità.
Nemmeno nell’accompagnamento si trovata una via di fuga in quanto anche lì, tra insalata d’erbe e pelle di anguilla croccante, le note salate facevano capolino.
Un ottimo piatto degradato ad una sufficienza risicata.

Piatti no

Caprese di scampo
Che dire? È un piatto dall’innovatività pressoché nulla, quindi deve necessariamente essere perfetto.
Questo piatto era tutto fuorché perfetto: i pomodori, clamorosamente fuori stagione, non sapevano di nulla; la burrata era sovrastante qualsiasi cosa e perché uno scampo dell’Atlantico?

Spaghetto agli zottoli
Se in un menù leggo spaghetto agli zottoli, mi aspetto che l’ospite d’onore siano appunto gli zottoli e non le sbadilate di aglio nero, praticamente l’unico sapore che si riusciva a percepire.
Tra l’altro l’aglio nero spiccava un po’ di amarognolo, quindi, probabilmente era stato cotto un po’ troppo.

***

È un locale che, considerata la sua collocazione, risulta essere molto inusuale per il panorama gastronomico veronese: ci si aspetterebbe, infatti, una filosofia molto più semplice e adatta al palato di tutti.
Fortunatamente o sfortunatamente non è così.
Fortunatamente, in una location come quella, è nato un ristorante che potrebbe oggettivamente fare la differenza portando una ventata di novità nella soporifera gastronomia veronese.
Sfortunatamente, la clientela non pare comprende appieno il concetto e la cucina non pare aiutare particolarmente in tale opera: purtroppo, infatti, alle spalle c’è sì una solida realtà imprenditoriale nel settore della ristorazione, ma con un target totalmente diverso.
I piatti, mediamente, non decollano.

Carta dei vini tutto sommato molto interessante, ma soprattutto una bellissima selezione di sake; prezzi più che ragionevoli.
Molto interessante il percorso in abbinamento in cui si spazia tra vini, birre, sake e bevande fermentate.

Nel corso dei mesi, il servizio è migliorato ed è diventato più spigliato anche se si nota sempre la differenza tra il servizio del Responsabile di sala e quello degli altri ragazzi: lui ti parla con viva passione mentre gli altri sono un po’ più impostati, ma l’evoluzione si è notata.

Incomprensibile (o meglio giustificabile solo dalla necessità di fare cassetto) l’idea di non prevedere nel percorso degustazione nessuna portata dolce.

Cosa dicono le Guide

Guida Michelin 2020: non presente
Gambero Rosso Ristoranti d’Italia 2020: non presente
I Ristoranti e i Vini d’Italia 2020: non presente

(2.11.2019)

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