Trequarti – Grancona (VI)

Ambiente e prime impressioni

Ho mangiato in questo ristorante, per la prima volta, due anni e mezzo fa, nella stessa settimana in cui avevo mangiato da Niko Romito al Reale.
Per quanto positiva, non fu una grande esperienza, ma probabilmente il giudizio fu drogato dall’esperienza assoluta provata pochi giorni prima, quindi, mi sono deciso di tornare.

Il ristorante è sperduto tra i Colli Berici tant’è che non è nemmeno agevole inserire nel navigatore la destinazione: Val Liona (indicata sul sito, che il mio navigatore non è riuscito a trovare) oppure Grancona (sul Gambero Rosso, Guida dell’Espresso e Guida Michelin).

Ambiente dal design pulito e abbastanza minimale, con una mise en place perfettamente in linea con lo stile del locale: lineare ed essenziale.
Forse la parte di ristorante in cui ho cenato io perdeva un po’ di eleganza rispetto al contesto generale.

Divertente una delle signature del ristorante, ossia la crema di mortadella servita in un tubetto (tipo quello del dentifricio), assieme al pane.

Piatti sì

Carpaccio e tartare di agnello, maionese alle ostriche e cappuccio
Questo è l’unico piatto che mi abbia oggettivamente colpito e del quale porterò un ricordo nella mia memoria gastronomica.
Le note marine della maionese alle ostriche completavano la pulita dolcezza della carne d’agnello che, come nei miei migliori sogni, non aveva alcun retrogusto invadente.
La delicata acidità del cappuccio conferiva un guizzo di vigore e ripuliva il palato dalla naturale grassezza della maionese.

Ricordando le sagre: fagioli, tonno e cipolla
Piatto ben fatto: ben equilibrato, molto buone le materie prime e molto buono il tonno.
Merita una menzione in quanto, a volte, è facile rovinare ciò che è semplice.

Piatti no

Capesante arrostite, zucchine, cardamomo e barbabietola
New entry (così recita il menù) che non ha portato alcun guizzo al menù: i singoli ingredienti sono oggettivamente molto buoni, soprattutto la barbabietola, tuttavia, la capasanta, che dovrebbe essere l’ospite d’onore del piatto, non risultava in alcun modo percepibile se assaggiata insieme agli altri componenti il piatto.

Vitello tonnato 2.0
La salsa tonnata, per quanto non sia nelle mie corde, era oggettivamente molto buona e il piatto era ben bilanciato anche grazie alla natura leggermente filamentosa della carne; tuttavia, proprio la natura leggermente filamentosa, si è trasformata in un boomerang: a causa, infatti, dell’eccessivo spessore della carne, risultava essere impegnativa nella masticazione

***

La cucina non mi ha colpito particolarmente.
Piatti mediamente buoni, ma con pochi o nulli guizzi che ti facciano venir voglia di tornare a mangiare.

Una perplessità mi ha destato la pulizia del piatto (artisticamente bellissimo) che conteneva la pallina di americano, servita come amuse-bouche: nel piatto, infatti, c’erano delle briciole che nulla c’entravano col piatto e le pietruzze nere poste sul fondo risultavano essere appiccicose e con macchie di colore rosa (foto).

Servizio preciso anche se un po’ altalenante: si nota la differenza tra quando serve il Maitre e quanto servono gli altri ragazzi.

Carta dei vini interessante e con dei ricarichi assolutamente ragionevoli.

Piacevole e abbastanza insuale per il panorama italiano, il pensierino che ti danno al momento di uscire dal ristorante: una scatoletta con dentro il tubetto di mortadella e dei crackers.

Cosa dicono le Guide

Guida Michelin 2019: piatto
Gambero Rosso Ristoranti d’Italia 2019: 81
I Ristoranti e i Vini d’Italia 2020: 1 cappello

(5.10.2019)

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