Peter Brunel – Arco (TN)

Ambiente e prime impressioni

Grande ritorno in patria per Peter Brunel, già stellato in Trentino e poi in Toscana, con la nuovissima apertura in quel di Arco.

Subito fuori dalla zona industriale, in mezzo al verde, si erge una palazzina color crema, non troppo appariscente (all’inizio, percorrendo la strada, ho avuto difficoltà ad individuare dove fosse il ristorante) con un bel giardino su cui si affaccia, grazie ad una generosa vetrata, una parte della sala da pranzo.

Gli spazi interni sono assai generosi, con molte zone di convivialità, arredate in modo molto elegante e accogliente, ancorché siano in stile moderno.

I tavoli, quasi tutti quadrati, sono anch’essi di dimensioni molto generose; purtroppo, nella versione estiva della mise en place, manca la tovaglia.
Molto interessante e sinora mai visto è, invece, il doppio tovagliolo: uno da apporre in grembo e uno per pulirsi la bocca.

Piatti sì

Riso del cavolo
Piatto molto difficile per via dell’approccio particolarmente acido del cavolo cappuccio e della mela, ma con la giusta mantecatura riesce a raggiungere un livello di piacere al palato difficile da eguagliare; le uova di trota danno la giusta nota di sapidità e il tartufo, per quanto, non particolarmente brillante (scorzone della Lessinia), aggiunge una bella nota profumata.

Bulbo – I cinque strati della cipolla
Un piatto, idealmente della cucina povera, costruito sui cinque strati della cipolla, ossia tutte le sue parti, che con preparazioni diverse (fritta, aria, etc…) riescono a percorrere buona parte della palette sapori.
La nota di sapidità e grassezza viene dal parmigiano Trentino, con un piacevole spunto di contrasto dolce dalla gelatina di vin santo.

Piatti no

Patata, tartufo e barbabietola
Piatto piacione e corposo che è impossibile che non piaccia, tuttavia, per quanto buono e goloso non mi ha convinto particolarmente: le note terrose della barbabietola, che probabilmente, avrebbero dovuto smorzare il dolce della patata e del burro non si sono fatte sentire.
Non mi piace nemmeno l’utilizzo del perlage per il tartufo…

***

L’idea che mi ha spiegato lo Chef, e che comunque traspare senza mezzi termini dall’arredamento e dalla conformazione del locale, è quella dell’ospitalità: grandi spazi a disposizione dei clienti che, terminato il pasto, si possono fermare ad ascoltare musica bevendo un cocktail, magari proprio chiacchierando (come ho fatto io) con Brunel.

Inutile negare che si tratta di un Chef di spessore che ha portato con sé i suoi grandi classici che hanno fatto la sua storia e che, probabilmente, lo porteranno in tempi brevi a raggiungere nuovamente la stella; per questo motivo voglio provare a tornare quando si sarà un po’ più assestato e avrà messo via la normalissima ansia da apertura, con mille occhi puntati addosso.

Voglio leggerlo quando sarà più tranquillo e, quando, sarà terminata la campagna acquisti per il personale di sala, con un ingresso che, stando a quanto mi ha riferito, potrà fare seriamente la differenza.

Cosa dicono le Guide

Guida Michelin 2019: Non presente
Gambero Rosso Ristoranti d’Italia 2019: Non presente
I Ristoranti e i Vini d’Italia 2019: Non presente

(04.08.2019)

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