Lazzaro 1915 – Pontelongo (PD)

Ambiente e prime impressioni

Accanto al Bacchiglione, adiacente all’hotel Trieste, con cui condivide l’ingresso, si trova il ristorante Lazzaro 1915.

La sala è unica, non troppo grande, con circa una ventina di coperti, arredata in stile moderno con un ampio tovagliato (meno male che qualcuno lo usa ancora!).
La mise en place è semplice, ma elegante anche se ho trovato un po’ inusuale avere il coltello da burro, accanto al coltello da tavola.

Piatti sì

Seppia, piselli e pompelmo
Forse rappresenta il miglior piatto della serata: bella la consistenza della seppia e divertente il contrasto tra il dolce (delicato) del pisello e l’acidità (anch’essa delicata) del pompelmo; il sapore di armellina in lontananza fa da perfetto trait-d’union.

Cavallo in acqua di mare, tartufo, uva fermentata nell’anice
Il piatto è apparso interessante per il bel contrasto tra salinità e dolce opulenza del burro; l’uva fermentata aiutava ulteriormente a smorzare la parte grassa. Il difetto, forse più evidente, era che il sapore della carne di cavallo risultava essere un po’ ancillare e il tartufo (di mare) era anch’esso di non facile individuazione.

Piatti no

Gambero rosa dorato, porcini, mango al cumino
Gambero sì o gambero no?
Il cameriere si scusa perché il gambero è finito, ma come per magia, il gambero si materializza nel mio piatto, ma non in quello di un altro commensale che aveva ordinato la medesima portata.
A mio modesto avviso, la frittura (per quanto ben fatta e leggera) è risultata essere eccessivamente coprente rispetto agli altri ingredienti che, quindi, hanno fatto da comparsa di poco conto.

***

Nel complesso la cena non mi ha colpito quasi per nulla.
Teoricamente, quando si cena in un ristorante stellato ci si aspetta, per l’emozione portata da un piatto, di rimanere attaccati alla sedia almeno una volta.
Qui, invece, con una cucina che mi è parsa essere poco innovativa e con alcuni impiattamenti abbastanza bruttini, l’unico motivo per cui si è rimasti attaccati alla sedia è stata la durata eterna della cena: è pur vero che a tavola non si invecchia, ma un menù degustazione da 9 portate in tre ore, mi pare indubbiamente eccessivo, soprattutto quando gli avventori del ristorante sono in tutto 11 (di cui due mangiavano crudo di pesce).

La piccola pasticceria, per quanto buona, era oggettivamente esteticamente imbarazzante per un ristorante stellato

Cosa dicono le Guide

Guida Michelin 2019: 1 stella
Gambero Rosso Ristoranti d’Italia 2019: 78 – 1 forchetta
I Ristoranti e i Vini d’Italia 2019: 2 cappelli

(11.05.2019)

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